La campagna che ha portato al FOIA (2014-2016)

Dal 2016 in Italia chiunque può chiedere a una pubblica amministrazione i dati e i documenti che ha, senza dover spiegare perché. Si chiama accesso civico generalizzato ed è il Freedom of Information Act italiano. Questo sito è nato nel 2014 per ottenerlo. Le pagine di questa sezione sono quelle della campagna e le lasciamo come erano: raccontano cosa chiedeva la società civile e permettono di vedere quanto è poi entrato nella legge.

Come è andata

Nel 2014 si parlava di un FOIA italiano anche nei palazzi del governo, ma nessuno aveva ancora scritto come dovesse essere. Un gruppo di organizzazioni della società civile decise di farlo. L’idea partì da Ernesto Belisario, avvocato esperto di diritto delle tecnologie. La proposta di legge, sostenuta da 29 realtà della società civile, fu presentata a Venezia l’8 luglio 2014, durante Digital Venice, e subito messa online perché chiunque potesse commentarla articolo per articolo.

Il 18 febbraio 2015 la coalizione, che ormai contava trenta organizzazioni, portò il testo alla Camera, all’intergruppo parlamentare per l’Innovazione. Dieci giorni dopo pubblicò i dieci punti senza i quali, per noi, una legge sulla trasparenza non poteva chiamarsi FOIA. Il 20 aprile, al Festival del giornalismo di Perugia, la deputata Anna Ascani annunciò che il FOIA sarebbe entrato nella riforma della pubblica amministrazione e che il punto di partenza sarebbe stato il testo di Foia4Italy. In estate l’emendamento Ascani-Coppola fissò il principio nella legge delega, la legge 124 del 2015.

Il primo schema di decreto, approvato dal Consiglio dei ministri il 20 gennaio 2016, deludeva. Lasciava alle amministrazioni il silenzio come risposta, conteneva eccezioni vaghe e non prevedeva rimedi fuori dal tribunale. La coalizione lo disse senza giri di parole («Non è un Freedom of Information Act»), portò le sue proposte al Ministero per la Pubblica amministrazione e in Parlamento, e trovò una sponda nel parere del Consiglio di Stato. Intanto la petizione lanciata con Riparte il futuro superava le 88.000 firme.

Il 16 maggio 2016 il Consiglio dei ministri approvò il testo definitivo, che è diventato il decreto legislativo 97/2016. Molte richieste della coalizione erano state accolte: nessun silenzio-diniego, accesso gratuito salvo i costi di riproduzione, nessun obbligo di indicare con precisione i documenti, un riesame gratuito prima di andare dal giudice. Altre no, a cominciare dalle sanzioni per chi nega l’accesso senza una ragione. Dal 23 dicembre 2016 il nuovo diritto vale in tutte le amministrazioni.

Le date

  • 8 luglio 2014. A Venezia viene presentata la proposta di legge di Foia4Italy, poi aperta ai commenti online.
  • 18 febbraio 2015. La proposta arriva alla Camera, all’intergruppo per l’Innovazione.
  • 28 febbraio 2015. Escono i dieci punti irrinunciabili.
  • 20 aprile 2015. Anna Ascani annuncia il FOIA nella riforma della PA.
  • 7 agosto 2015. Legge delega 124/2015, con il FOIA all’articolo 7.
  • 29 ottobre 2015. Alla Camera presentiamo le analisi della proposta scritte da tre esperti internazionali: Toby Mendel, Helen Darbishire e Ben Worthy.
  • 20 gennaio 2016. Primo schema di decreto; per la coalizione «non è un FOIA».
  • 16 maggio 2016. Il Consiglio dei ministri approva il testo definitivo.
  • 23 dicembre 2016. L’accesso civico generalizzato diventa applicabile.

In questa sezione

Per sapere come funziona oggi il diritto di accesso e cosa fa la coalizione dieci anni dopo: Il FOIA oggi · La coalizione · Dieci punti, dieci anni dopo