Il FOIA oggi

Che cos’è

Il Freedom of Information Act, FOIA, è la legge che permette a chiunque di chiedere alle istituzioni le informazioni che hanno. In Italia c’è dal 2016 e si chiama accesso civico generalizzato: è previsto dall’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 33 del 2013, come modificato dal decreto 97 del 2016. Oggi leggi di questo tipo esistono in oltre 140 Paesi. Nella classifica internazionale del RTI Rating, che ne valuta la qualità, l’Italia è al 71° posto su 142.

Il FOIA convive con altre due forme di accesso. L’accesso civico «semplice» serve a chiedere documenti che l’amministrazione avrebbe dovuto pubblicare e non ha pubblicato. L’accesso documentale della legge 241 del 1990 è riservato a chi ha un interesse diretto in un procedimento. Il FOIA è il più ampio dei tre, perché non richiede di avere un interesse né di spiegare a cosa servono i dati.

Chi può chiedere e che cosa

Chiunque: cittadini italiani e stranieri, associazioni, giornalisti, imprese. Si possono chiedere dati e documenti che l’amministrazione detiene, anche se non sono pubblicati. La richiesta vale per ministeri, regioni, comuni, scuole, università, aziende sanitarie, autorità indipendenti e, in buona parte, per le società controllate dallo Stato o dagli enti locali. L’amministrazione non è obbligata a creare dati che non ha o a rielaborarli.

Come si fa

  1. Individua l’ente che ha i dati che ti interessano.
  2. Scrivi la richiesta. Descrivi i dati o i documenti in modo che l’ufficio possa trovarli; non devi indicare il numero di protocollo né spiegare perché li vuoi. Puoi usare il modulo dell’ente, se c’è, oppure una mail o una PEC. Conviene citare l’articolo 5, comma 2, del decreto 33/2013 e precisare che i dati personali, se presenti, possono essere oscurati.
  3. Inviala all’ufficio che detiene i dati, all’Ufficio relazioni con il pubblico o all’ufficio indicato nella sezione «Amministrazione trasparente» del sito dell’ente.
  4. Aspetta la risposta. L’amministrazione ha 30 giorni e deve rispondere con un provvedimento motivato. Se i dati riguardano altre persone o imprese, deve avvisarle: hanno 10 giorni per opporsi e nel frattempo il termine resta sospeso.

L’accesso è gratuito. Si può pagare solo il costo documentato della riproduzione su carta o su altri supporti materiali.

Se la risposta è un no, o non arriva

Puoi chiedere il riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) dello stesso ente, che deve decidere entro 20 giorni. Se l’ente è una regione o un ente locale, puoi rivolgerti anche al difensore civico. Contro la decisione finale si può fare ricorso al TAR. Il riesame è gratuito; il ricorso no, e costa in genere fra i 2.000 e i 3.000 euro per grado di giudizio.

Quando l’amministrazione può dire di no

Solo nei casi previsti dall’articolo 5-bis del decreto 33/2013. Alcuni riguardano interessi pubblici: la sicurezza e l’ordine pubblico, la difesa, le relazioni internazionali, la politica economica dello Stato, le indagini sui reati, le attività ispettive. Altri riguardano interessi privati: i dati personali, la segretezza della corrispondenza, gli interessi economici e commerciali, compresi proprietà intellettuale e segreti commerciali. A questi si aggiungono i segreti previsti da altre leggi. In ogni caso l’ente deve spiegare quale danno concreto deriverebbe dal rilascio. Se basta oscurare una parte, deve dare il resto. Le indicazioni dell’ANAC su come applicare le eccezioni sono nella delibera 1309 del 2016.

A cosa è servito

Con il FOIA lavialibera ha chiesto a tutte le 108 questure se avevano locali per trattenere persone straniere in attesa di rimpatrio e quante ne avevano trattenute. Ne è uscita la prima mappa pubblica di questi luoghi: 309 persone trattenute nel 2023, 906 nel 2024. Greenpeace ha chiesto agli atenei pubblici gli accordi con Eni e nel 2023 ha ottenuto dal Consiglio di Stato una sentenza che vale per tutti: l’informazione ambientale comprende anche le scelte amministrative che riguardano l’ambiente. Libera, con il progetto RimanDATI, chiede ai comuni di pubblicare l’elenco dei beni confiscati alle mafie che hanno ricevuto: dopo le sue richieste, i comuni che lo pubblicano sono passati dal 37,7% al 79,8%.

Altre esperienze, e le formazioni sul diritto di accesso organizzate in tutta Italia, sono nella bacheca della Guerrilla FOIA.

Per saperne di più