L’Italia ha un Freedom of Information Act

Con l’approvazione del Decreto Trasparenza da parte del Consiglio dei Ministri l’accesso alle informazioni  è riconosciuto come diritto di cittadinanza in linea con quanto avviene in oltre 90 Paesi al mondo.

Il primo Foia italiano è stato possibile anche grazie alle pressioni che Foia4Italy, la rete che riunisce oltre 30 organizzazioni della società civile, attua da due anni su Governo e Parlamento. La dimostrazione che l’unione di associazioni, attivisti ed esperti, fa la forza è l’adesione di oltre 88 mila cittadini alla nostra petizione per una legge evoluta sulla trasparenza.

Il testo pubblicato da diverse testate nelle ultime ore mostra che il contributo della società civile è stato determinante nel rendere il decreto un “vero FOIA”, risolvendo molte delle criticità presenti nella versione approvata in via preliminare lo scorso 20 gennaio. Valutiamo positivamente il recepimento di molti di quelli che abbiamo definito “punti irrinunciabili” per un vero FOIA:

  1. l’eliminazione del “silenzio-diniego”, che sollevava le amministrazioni dall’obbligo di motivare il rifiuto all’accesso,
  2. l’eliminazione dell’obbligo per i richiedenti di identificare “chiaramente” i documenti oggetto dell’istanza di accesso,
  3. Il riconoscimento della gratuità dell’accesso in formato elettronico e cartaceo, limitando il rimborso ai costi documentati per  “riproduzione su supporti materiali”,
  4. La previsione di rimedi stragiudiziali, gratuiti e veloci, per i casi di mancata o negativa risposta,
  5. La previsione di linee guida operative che orienteranno le amministrazioni in un’omogenea e rigorosa applicazione delle nuove norme.

Non mancano tuttavia le criticità. Colpisce, in particolare, l’assenza di sanzioni chiare e rigorose per i casi di illegittimo diniego di accesso (che pure la legge delega della riforma Madia aveva previsto) e ci preoccupano l’eliminazione di alcuni obblighi di pubblicazione previsti dalla legge 33/2013 e la formulazione delle eccezioni ancora troppo generiche – come ad esempio nel caso degli “interessi pubblici inerenti la politica e la stabilità economica e finanziaria dello Stato” – che si prestano ad essere alibi per le amministrazioni che non hanno voglia di fare vera trasparenza.

Siamo però fiduciosi che, anche grazie alle linee guida di ANAC e al metodo di dialogo con la società civile inaugurato con questo decreto, nei prossimi sei mesi (e cioè prima della piena operatività della norma) questi profili potranno essere affrontati e risolti.

La nostra campagna, infatti, non è ancora terminata. Adesso  comincia la fase più delicata, quella dell’attuazione, che – per essere efficace e proficua – dovrà vedere il rafforzamento del metodo di partecipazione e collaborazione avviato nella fase di scrittura del decreto. Siamo quindi sicuri che il Ministro Madia manterrà la promessa e ci convocherà per i prossimi passi:

  1. Stesura delle linee operative ANAC
  2. Monitoraggio dell’applicazione della norma in modo da poter acquisire elementi che consentano, fin da subito, di migliorarla.
  3. Favorire la comprensione dello strumento presso la cittadinanza e la pubblica amministrazione mediante una strategia di comunicazione efficace per rendere il FOIA operativo.
  4. Avvio di un’attività di definizione di un processo partecipativo che sia da riferimento per tutti i decreti legislativi della riforma della PA

Ora anche gli italiani potranno disporre di uno strumento, anche se ancora migliorabile, fondamentale per monitorare l’operato della pubblica amministrazione, conoscere informazioni essenziali sulla loro comunità e contrastare malaffare e corruzione.

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  • Written by Claudio Cesarano

Domani il Parlamento vota sul FOIA

L’incertezza che, da gennaio, avvolge la versione riveduta e corretta del Freedom of Information Act italiano inizia a diradarsi.

Se Renzi nel suo #matteorisponde aveva parlato di miglioramenti al testo, senza mai scendere in dettagli, il Ministro Madia si è sbilanciata sugli interventi al testo in Consiglio dei Ministri.

Lodando i contributi di Foia4Italy, il Ministro della Pubblica Amministrazione ha promesso sostegno totale su due punti: l’abolizione del silenzio diniego e l’identificazione di un ricorso alternativo al TAR.

Nel frattempo non è chiaro cosa succederà agli altri aspetti critici del testo.

Mercoledì mattina le Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato voteranno il loro parere sul testo: siamo al momento cruciale per questa legge, in quanto è l’ultimo passaggio prima che il testo ritorni nelle mani del Governo e si arrivi a un’approvazione definitiva.

Il parere preparato dall’On.Anna Ascani, relatrice del testo alla Camera, va ben oltre i due punti citati dal Ministro Madia e propone di eliminare tutte le debolezze che impediscono al testo di essere un vero Freedom of Information Act. Oltre all’abolizione del silenzio diniego e al ricorso stragiudiziale il Parlamento dovrà decidere se sostenere queste richieste:

1. l’abolizione dell’onere per il cittadino di individuare chiaramente quali documenti vuole richiedere (indicando ad esempio numeri di archiviazione);

2. l’abolizione dell’obbligo di rimborso da parte dei cittadini anche quando richiedono i documenti in formato digitale;

3. una delimitazione delle eccezioni a tutela di danni concreti (definiti da linee guida da approvare non oltre i prossimi sei mesi);

4. procedure più chiare per l’accesso (come l’individuazione di un unico ufficio-sportello);

5. la costituzione di un Osservatorio che garantisca la corretta applicazione della norma;

6. di definire chiaramente cosa succede alla vecchia legge sul diritto di accesso (241/1990).

Come ripetiamo dalla pubblicazione del testo si tratta di modifiche di base, necessarie per parlare di vera tutela del diritto di accesso alle informazioni.

FOIA4Italy chiede semplicemente che l’impegno politico di garantire il diritto di accesso alle informazioni sia concreto: questo è possibile attraverso i punti elencati dall’ On.Ascani ma anche dall’imposizione di sanzioni alle Pubbliche Amministrazioni inadempienti e da un’estrema attenzione alla fase attuativa del decreto in particolare con la costituzione di un Osservatorio che coinvolga la società civile.

Tocca ora al Parlamento decidere se accontentarsi di un principio senza speranza di applicazione o impegnarsi sulla strada della vera trasparenza sostenendo chiare modifiche al (quasi) FOIA italiano.

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  • Written by Claudio Cesarano

Quando la burocrazia è difensiva: 5 criticità che affondano il Foia italiano

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Una manifestazione di “burocrazia difensiva”, così è stato definito il disegno di legge sulla trasparenza (il cosiddetto Foia italiano) dalla maggior parte delle associazioni della società civile ieri pomeriggio in audizione presso le Commissioni affari costituzionali riunite di Camera e Senato. L’analogia con la “medicina difensiva” è solo lessicale perché a differenza di quest’ultima che mette in campo tutti gli esami e le azioni possibili per prevenire la malattia, la burocrazia difensiva prescrive di fare il meno possibile.

Il testo, già approvato preliminarmente dal Consiglio del Ministri il 20 gennaio scorso, ha raccolto pareri (consultivi e non vincolanti) molto critici sia dal Consiglio di Stato che da Anac e da Conferenza Stato Regioni, oltre che dal Garante della Privacy, preoccupato della scarsa protezione dei dati sensibili.

Tra i punti critici evidenziati da tutte le associazioni spiccano i seguenti:

1. Le eccezioni, troppo ampie e definite in modo vago come hanno sottolineato Mochi Sismondi di Forum Pa, Guido Romeo di Diritto Di Sapere, Isabella Mori di Cittadinanzattiva e altri.

2. L’obbligo per chi richiede l’accesso ai dati e alle informazioni di definirechiaramente” i documenti che cerca, cosa che è un controsenso per dati e documenti che – per definizione – non sono stati divulgati, con il rischio grottesco (e assai “burocratico) di un diniego motivato da una imprecisa definizione dell’oggetto della richiesta.

3. Il silenzio diniego che non permette di conoscere perché la propria richiesta viene rigettata, come hanno rimarcato Federico Anghelé di Riparte il futuro, Marco Scialdone di Agorà Digitale che ha anche depositato un documento, e Flavia Marzano di Stati Generali dell’Innovazione.

4. L’eccessiva grande discrezionalità delle pubbliche amministrazioni di introdurre un costo per l’accesso che finora è stato gratuito, con il rischio che diventi uno strumento per scoraggiare i cittadini.

Il rischio che il testo attuale tradisca la legge delega che ne ha richiesto l’estensione visto che mancano sanzioni per le amministrazioni pubbliche inadempienti e non ci sono rimedi stragiudiziali non onerosi, ma per i ricorsi ci si dovrà ancora rivolgere al Tar, versando 500 euro di contributo e sostenendo le spese legali.

5. L’opportunità, rilanciata da Ernesto Belisario, primo iniziatore di Foia4Italy (già audita dal Ministero della Funzione Pubblica il 22 febbraio per presentare i suoi rilievi, di istituire un osservatorio sull’accesso all’informazione – magari presso Anac - di cui facciano parte rappresentanti delle amministrazioni e della società civile in modo da monitorare l’effettiva applicazione della nuova normativa e proporre eventuali correttivi .

Viene inoltre evidenziata la necessità di accompagnare una riforma così importante con costanti e pervasive azioni di formazione dei dipendenti pubblici, usufruendo per questo delle ingenti risorse (oltre 800 milioni) che la programmazione europea attribuisce al PON Governance e capacità amministrativa.

Foia4Italy si associa e rilancia gli appelli di tutti i rappresentanti della società civile intervenuti in audizione per chiedere profonde modifiche della proposta di decreto che, allo stato attuale, penalizza fortemente la trasparenza e la democrazia italiana e non è all’altezza di essere definito un Freedom of information act.

Per Foia4Italy e gran parte delle altre associazioni presenti, l’audizione ha confermato la necessità che i punti critici evidenziati nel testo vengano risolti in sede di adozione definitiva perché solo in questo modo si potrà favorire il mutamento culturale necessario per essere un’amministrazione davvero aperta.

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Consiglio di Stato: il Decreto Trasparenza è da rivedere

Bene il principio, dubbia l’efficacia concreta soprattutto in fase di applicazione.

Il Consiglio di Stato, come previsto dall’Articolo 1.2 della Riforma della Pubblica Amministrazione, ha espresso il suo parere in merito al Decreto Trasparenza sollevando numerose perplessità e avanzando diverse proposte di modifica. Tecnicamente, il parere non è vincolante per il Consiglio dei Ministri che dovrà approvare la legge entro fine aprile, ma dà indicazioni che possono essere recepite.

Pur apprezzando e sostenendo, infatti, l’introduzione di una norma che renda la pubblica amministrazione “trasparente come una casa di vetro”, il Consiglio di Stato, in linea con quanto già individuato da FOIA4Italy, ha evidenziato le numerose manchevolezze e incongruenze di un testo definito non in tutte le sue parti “facilmente intellegibile e di piana ed agevole lettura”.

Un’evoluzione importante è sicuramente il riconoscimento, al pari dei sistemi di Freedom of Information Act anglosassoni, di un vero e proprio diritto alla richiesta degli atti in mano alle pubbliche amministrazioni: ciò può realizzarsi a qualunque fine, senza obbligo di motivazioni e soprattutto senza la necessità che il richiedente abbia un interesse “diretto, concreto e attuale” come previsto dalla legge 241/1990 che attualmente regola l’accesso ai documenti amministrativi.

Tuttavia il Consiglio di Stato è molto chiaro su un punto: questo principio rischia di rimanere lettera morta se non accompagnato da modifiche al testo e da una grande attenzione alla fase di attuazione.

PROCEDURE PIÙ SEMPLICI

Innanzitutto il Consiglio di Stato definisce “incongruo” l’obbligo in capo ai cittadini di “identificare chiaramente” i documenti, i dati o le informazioni di cui hanno bisogno: come potrebbero d’altronde conoscere la collocazione di documenti in archivi ai quali non hanno accesso?

Il Consiglio di Stato aggiunge poi l’esempio “della richiesta di notizie circa la situazione affittuaria di un immobile di proprietà di una amministrazione pubblica, per il quale potrebbe essere pretesa l’indicazione dei dati catastali al fine dell’esercizio del diritto di accesso civico.”

Più corretta sarebbe, invece, la richiesta di un’identificazione della “natura ed oggetto” dei documenti desiderati.

Le procedure di richiesta devono essere, inoltre, più semplici, privilegiando l’invio telematico e individuando un unico ufficio-sportello segnalato sul sito di ogni amministrazione (“una sorta di desk telematico unico per la trasparenza”) che si occupi di raccogliere e gestire in prima istanza le richieste di accesso inviate dai cittadini.

In questo modo si abbatterebbero i  tanto temuti costi per le Pubbliche Amministrazioni “fino forse a renderli irrilevanti” e a permettere l’eliminazione nel decreto della richiesta ai cittadini di rimborsare i costi sostenuti dalle pubbliche aministrazioni.

SILENZIO RIGETTO e SANZIONI

Particolarmente dura è la posizione sul silenzio-rigetto e sulla mancanza di qualsiasi obbligo da parte delle pubbliche amministrazioni di fornire una motivazione in caso di rifiuto o di mancata risposta.

Il silenzio-rigetto - ovvero il principio secondo il quale “se la pubblica amministrazione non ha risposto entro 30 giorni, la richiesta si intende rifiutata” – viene, infatti, definito “un istituto non poco problematico dal punto di vista della partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa” soprattutto se accoppiato con la mancanza di un obbligo di motivazione.

Il Consiglio di Stato definisce esplicitamente un paradosso il fatto che una legge che intende promuovere la trasparenza neghi ai cittadini la possibilità di conoscere in maniera trasparente gli argomenti in base ai quali non gli è stato accordato l’accesso richiesto.

In assenza anche di “chiare disposizioni sanzionatorie” a carico dell’amministrazione che neghi l’accesso agli atti in mancanza di solidi e verificabili presupposti, il cittadino torna così alla complicazione di partenza: trascorsi invano trenta giorni, non gli resta che “l’onerosa incombenza di agire in giudizio per vedere riconosciute le proprie ragioni, senza peraltro conoscere quelle per cui l’amministrazione gli ha negato determinate informazioni”.

Questo, aggiunge il Consiglio di Stato, “rappresenterebbe un evidente passo indietro rispetto alla stessa legge n. 241 del 1990 e al generale obbligo di motivazione dalla stessa previsto”: sarebbe dunque doverosa l’espressione di una motivzione, anche se in forma sintetica.

ECCEZIONI

Altra osservazione è la previsione di “numerose e non sempre puntuali” eccezioni a tutela di interessi pubblici e privati che rendono, di fatto, dubbia la concreta efficacia del decreto.

La mancanza di criteri più dettagliati, infatti, lascia troppo spazio alla discrezionalità delle pubbliche amministrazioni e rischia di fare insorgere ulteriori contenziosi in tematiche sensibili quali ad esempio, le “questioni militari” o le “relazioni internazionali.

Una soluzione, secondo il Consiglio di Stato, potrebbe essere la redazione di linee guida che chiariscano meglio come applicare tali eccezioni.

APPLICAZIONE

Il Consiglio di Stato evidenzia la rilevanza cruciale della ‘fase attuativa’ del Decreto Trasparenza: in molti casi, infatti, “i problemi della pubblica amministrazione dipendono dalla cattiva o mancata attuazione delle leggi, se non dall’eccesso o dal disordine di esse”.

Per questo viene suggerita la creazione di una “cabina di regia” che garantisca piena attuazione al decreto e coordini le parti coinvolte: secondo il Consiglio, tale cabina “potrebbe vedere la partecipazione non soltanto delle strutture ministeriali volta per volta coinvolte, ma anche di quelle responsabili per la formazione, la comunicazione istituzionale, l’informatizzazione, nonché di tutti gli altri soggetti pubblici, anche indipendenti, coinvolti”

In secondo luogo si invita l’Esecutivo ad aprirsi “all’ascolto di voci esterne” tramite l’utilizzo dello strumento delle audizioni o la ricezione di “pareri scritti provenienti da soggetti, anche privati, rappresentativi dei destinatari degli schemi di normativa”.

Nelle prossime settimane sono attesi i pareri, sempre non vincolanti, del Parlamento e della Conferenza Stato-Regioni sul testo del decreto.

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Decreto Trasparenza: il Ministero ascolta FOIA4Italy

“Con noi sono state ascoltate le richieste di trasparenza di 60mila italiani”.

Un gruppo di rappresentanti di FOIA4Italy, forti del sostegno dei quasi 60.000 firmatari della petizione per un Freedom of information act italiano, è stato ascoltato ieri presso il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione. Sul tavolo un documento da noi prodotto (scaricabile qui) che raccoglie osservazioni e proposte di modifica dello schema di decreto sulla trasparenza approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri lo scorso 20 gennaio.

In rappresentanza del Governo e del Parlamento erano presenti il Digital Champion Riccardo Luna, l’on. Anna Ascani e i tecnici del dipartimento della Funzione Pubblica. Per FOIA4Italy erano presenti, oltre a Ernesto Belisario, iniziatore di FOIA4Italy, Guido Romeo per Diritto di Sapere, Ugo Bonelli per Stati Generali dell’Innovazione (SGI), Fernanda Faini del Circolo Giuristi Telematici, Susanna Ferro per Transparency Italia e Federico Anghelé per Riparte il futuro.

Al centro dell’incontro, dunque, le osservazioni che abbiamo sollevato in un documento riassuntivo trasmesso al Ministero alla fine della settimana scorsa. In particolare il coordinamento con l’accesso agli atti già previsto dalla legge 241/90; le eccezioni, troppo generiche ed estensive; l’esigenza di rendere il procedimento per la richiesta il meno oneroso per l’utente, garantendo una risposta espressa da parte dell’amministrazione.

“Abbiamo apprezzato il metodo – ha dichiarato Federico Anghelé - il governo ha deciso di ascoltare le richieste della società civile. FOIA4Italy si sta rivelando uno strumento validissimo che, aggregando le principali realtà impegnate nella lotta alla corruzione e per il diritto alla trasparenza, coniuga la forza dell’opinione pubblica e le competenze degli esperti. Un’esperienza che non si ferma certo qui”.

“Avere un vero Freedom of Information Act è uno strumento indispensabile per la lotta alla corruzione nel nostro Paese – ha sottolineato Susanna Ferro.

“Ci preoccupa molto - ha aggiunto Ugo Bonelli – la questione dei costi che le Amministrazioni possono richiedere per le richieste di accesso ad atti e documenti.  Abbiamo ribadito la necessità della gratuità per richieste di atti digitali e la definizione di un criterio standard per stabilire i costi delle richieste di documenti disponibili in formato cartaceo”.

“Ci aspettiamo che il governo continui a interpellare anche nelle fasi successive la società civile, così come ha fatto oggi con FOIA4Italy, dimostrando di prendere in seria considerazione le istanze dei cittadini” ha concluso Fernanda Faini.

Ora il testo del decreto legislativo dovrà raccogliere i pareri obbligatori ma non vincolanti del Parlamento, della Conferenza Stato-Regioni e del Consiglio di Stato prima di tornare agli uffici legislativi del Ministero e al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.

Le osservazioni di FOIA4Italy.

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  • Written by Claudio Cesarano

NON È UN FREEDOM OF INFORMATION ACT

Dopo tre settimane di attesa, il Governo ha finalmente pubblicato il Decreto Trasparenza approvato in Consiglio dei Ministri il 20 Gennaio scorso. La versione definitiva dimostra solo lievi modifiche rispetto alla bozza diffusa, a fine gennaio, da Il Fatto Quotidiano e Valigia Blu.

Tutte le preoccupazioni da noi già espresse devono, quindi, essere tutte confermate.

Infatti, benché la relazione illustrativa parli di equivalenza ai sistemi anglosassoni di Freedom of information act (FOIA), nella pratica questo decreto è un’arma assolutamente spuntata nella lotta per una vera e concreta trasparenza. Ai cittadini è concesso solo un principio teorico senza alcuna garanzia concreta di accesso a documenti dati e informazioni; non vengono abrogate, peraltro, le disposizioni in materia di accesso previste dalla legge 241/1990 e quindi si creano due strumenti di accesso “paralleli” i cui confini e rapporti non siano chiaramente delineati.

Nello specifico ecco perchè NON è un FOIA:

  1. le pubbliche amministrazioni possono continuare ad applicare il silenzio-diniego senza bisogno di motivazioni, rendendo molto arduo il percorso di richiesta;
  2. non sono previste adeguate sanzioni in caso di accesso illegittimamente negato o di mancata risposta;
  3. le eccezioni all’accesso sono scritte in modo vago, lasciando troppo spazio all’interpretazione e quindi a possibili controversie;
  4. non è previsto che l’accesso ai documenti informatici sia sempre gratuito e non sono indicati precisamente i costi che potranno essere richiesti al richiedente (es. per riproduzione e spedizione);
  5. non è previsto alcun rimedio stragiudiziale e si rimanda a rimedi giudiziari, ovvero il ricorso ai Tar, spesso lenti e sempre onerosi;
  6. non è abrogata la norma che vieta il controllo generalizzato dell’operato della pubblica amministrazione, in contrasto con la missione del testo di favorire il controllo diffuso da parte dei cittadini (cfr. Art.6 comma 2.3).

Quello presentato oggi è quindi un testo che sembra disegnato apposta per scoraggiare la pubblicazione e penalizzare l’accesso, con il rischio di creare non pochi problemi anche alle amministrazioni che vorranno effettivamente favorire la trasparenza esponendole al rischio di ricorsi e cause. Si rischia, infatti, di rendere maggiormente gravoso il lavoro delle amministrazioni pubbliche, che dovranno utilizzare un ampio potere discrezionale, e può generarsi l’effetto distorsivo di diminuire il grado di trasparenza del Paese e la possibilità di accesso ai dati.

Il deludente testo approvato dal Consiglio dei Ministri in via preliminare non tiene in conto le richieste e le proposte di FOIA4Italy ed è assai deludente rispetto alle promesse fatte dall’esecutivo. Così come è stata vana ogni richiesta di partecipazione che avevamo avanzato per evitare di doverci trovare a commentare l’ennesima occasione perduta.

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi chiediamo di modificare il decreto per far sì che gli italiani possano ottenere la trasparenza che si meritano e di cui hanno bisogno per partecipare attivamente alla vita della democrazia.

Come Foia4Italy chiediamo inoltre alle Commissioni Parlamentari, che sul testo proposto dal Governo dovranno esprimere un parere obbligatorio anche se non vincolante, di segnalare queste manchevolezze e vigilare affinchè la normativa sull’accesso sia davvero evoluta e all’altezza delle promesse fatte fin qui dai rappresentanti dell’Esecutivo, all’altezza degli altri Paesi e del nostro futuro.

Foia4Italy ha già sottoposto a numerosi parlamentari e pubblicato, alla fine del 2015, tre approfondite review sul Foia relative alla prima proposta di legge in merito e mette a disposizione di tutti gli organi valutatori della nuova proposta, le raccomandazioni dell’OCSE in merito alla legislazione sull’accesso all’informazione. Qui il testo completo (in inglese) e la traduzione delle raccomandazioni di policy (in italiano).

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  • Written by Claudio Cesarano

Unisciti al Movimento Trasparenza: siamo oltre 240 mila!

UNISCITI AL MOVIMENTO TRASPARENZA

Grazie al vostro supporto, la nostra petizione per avere un Freedom of Information Act in Italia ha superato le 57 mila firme e continua a crescere!

Tuttavia, le prime pessime bozze diffuse e la mancanza di un testo ufficiale sono la dimostrazione che la battaglia per la trasparenza della Pubblica Amministrazione è troppo grande e importante per essere contenuta in una singola petizione.

Change.org Italia ci ha, dunque, proposto di sperimentare un nuovo strumento che, già collaudato con successo all’estero, sbarca adesso nella versione italiana: le “pagine movimento”.

All’indirizzo www.change.org/trasparenza troverete raccolte petizioni su questioni diverse  (ambiente, diritti umani, economia) ma accomunate tutte dall’urgenza di ottenere maggiore trasparenza da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Si va dai siti contaminati da amianto fino alla trasparenza sulla gestione dei fondi regionali per contrastare la violenza sulle donne. Ancora, la battaglia per l’accessibilità alle informazioni sui derivati del debito pubblico italiano e la grande campagna Riparte il Futuro che propone sei riforme per combattere la corruzione.

La pagina movimento è uno strumento a disposizione di tutti: chiunque può creare nuove petizioni per richiedere maggiore trasparenza su una questione che gli sta a cuore.

Siamo già oltre 240 mila a chiedere a gran voce maggiore trasparenza da chi ci governa e gestisce la cosa pubblica. Se pensi che l’accesso alle informazioni sia fondamentale clicca sul pulsante “Segui” per aderire al movimento e rimanere aggiornato.

 

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Decreto trasparenza: senza modifiche drastiche non è un vero FOIA

Il Consiglio dei Ministri del 20 gennaio ha approvato in via preliminare lo schema di decreto sull’accesso ai dati e ai documenti delle pubbliche amministrazioni. Si tratta del decreto attuativo della Legge Madia di Riforma della Pubblica Amministrazione (Legge n. 124/2015) che, nelle intenzioni del Governo dovrebbe diventare il Freedom of Information Act” (Foia) italiano, una nuova legge di accesso all’informazione in linea con i migliori standard internazionali.

La bozza di questo testo non è mai stata pubblicata dal Governo (non c’è stata trasparenza sulla legge sulla trasparenza) ma il  27 gennaio, Il Fatto Quotidiano e Valigia Blu hanno pubblicato la bozza del decreto presentata al Consiglio dei Ministri il 20 gennaio.

Purtroppo, già alla prima lettura della bozza entrata in CdM, questo testo è assai deludente e sicuramente non all’altezza delle promesse che il Ministro Madia e lo stesso Presidente Renzi hanno ripetuto pubblicamente nei mesi scorsi.

Se il testo non sarà modificato nelle prossime settimane, questa sarà l’ennesima occasione perduta per fare dell’Italia un paese più democratico e giusto. Oggi siamo solo 97° su 103 paesi nel ranking internazionale di accesso all’informazione e secondo l’ultimo rapporto di Transparency International penultimi in Europa e 61° nel mondo per lotta alla corruzione.

Con un vero Foia tutti avrebbero diritto di sapere quello che fanno governi e amministrazioni perché i cittadini possono accedere agli atti e ai documenti della pubbliche amministrazion, ma invece di un passo avanti il nuovo decreto rischia addirittura di far retrocedere il nostro Paese.

Allo stato attuale, grazie all’art. 6, il nuovo decreto trasparenza offre molte scappatoie per non divulgare informazioni non solo sulle società partecipate ma anche sulle spese dei politici e molto altro.

Il testo presentato al Cdm del 20 gennaio 2016 non soddisfa le esigenze del Paese e non è all’altezza della democrazia italiana perché non supera il modello di accesso costruito dalla Legge 241 del 1990 e non rispetta i 10 punti irrinunciabili che abbiamo individuato.

Il decreto, infatti, istituisce una nuova tipologia di accesso che non sostituisce quella prevista dalla Legge n. 241/1990. Anzi, il nuovo “accesso civico” rappresenta una sorta di accesso di serie B in quanto consente a chiunque di vedere ed avere copia di dati e documenti solo ove non ricorrano una serie di numerosissime eccezioni. La lunga lista delle esclusioni, di fatto, attribuisce un ampio potere discrezionale alle pubbliche amministrazioni e in più non sono chiaramente individuati i confini tra il nuovo accesso e quello precedente definito dalla legge 241.

Non si comprende la scelta di due strumenti di accesso paralleli, soluzione che non è in linea con il quadro internazionale, complica l’attuazione, rischia di rendere maggiormente gravoso il lavoro delle amministrazioni (che dovranno valutare e utilizzare il potere discrezionale) e può avere l’effetto “boomerang” di diminuire l’ampiezza di dati e documenti per i quali è possibile l’accesso (date le ampie e numerose eccezioni, maggiori rispetto alla legge 241/1990).

Inoltre:

  • non è previsto che l’accesso ai documenti informatici sia sempre gratuito
  • non sono indicati precisamente i costi che potranno essere richiesti al richiedente (es. per riproduzione e spedizione)
  • non è previsto che quando un’informazione sia stata oggetto di un certo numero di richieste di accesso, l’amministrazione debba pubblicare l’informazione nella sezione “Amministrazione Trasparente”
  • i rimedi giudiziari previsti non sono veloci e poco onerosi e non è previsto alcun rimedio stragiudiziale (es. ricorso ad ANAC)
  • non sono previste adeguate sanzioni in caso di accesso illegittimamente negato;
  • le pubbliche amministrazioni possono continuare ad applicare il silenzio-diniego rendendo molto arduo il percorso di richiesta.

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi chiediamo di modificare il decreto per far sì che gli italiani possano beneficiare della trasparenza che si meritano e di cui hanno bisogno per partecipare attivamente alla vita della democrazia.

Come Foia4Italy chiediamo inoltre al Parlamento, che sul testo proposto dal Governo dovrà esprimere un parere obbligatorio anche se non vincolante, di segnalare queste manchevolezze e vigilare affinchè la normativa sull’accesso sia davvero evoluta e all’altezza delle promesse fatte fin qui dai rappresentanti dell’Esecutivo, all’altezza degli altri Paesi e del nostro futuro.

Se vogliamo che Governo e Parlamento adottino un vero FOIA abbiamo bisogno che i cittadini rivendichino finalmente diritto ad una pubblica amministrazione davvero trasparente.

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  • Written by Claudio Cesarano

Incontro IBL con Bernardo Mattarella sul FOIA italiano

“Un Foia per l’Italia”
confronto sulla legge per la libertà di accesso all’informazione di prossima presentazione

18:00 – Martedì 24 Novembre
Associazione Stampa Romana
Sala Paola Angelici – 1° piano –  Piazza della Torretta 36, Roma

intervengono

Bernardo Mattarella, capo ufficio legislativo del Dipartimento per la funzione pubblica
On. Anna Ascani, deputato PD
Ida Nicotra, componente dell’Autorità nazionale Anticorruzione
Ernesto Belisario, componente del Tavolo permanente per l’innovazione e l’agenda digitale italiana presso la presidenza del Consiglio dei ministri
Guido Romeo, data&business editor di Wired Italia, presidente Diritto Di Sapere

coordina

Serena Sileoni, vicedirettore generale, Istituto Bruno Leoni.

Martedì 24 Novembre, per la prima volta la società civile potrà confrontarsi con chi sta scrivendo il futuro del diritto di accesso alle informazioni in Italia.

Con l’approvazione della riforma della Pubblica Amministrazione lo scorso Agosto e grazie all’emendamento firmato dagli Onorevoli Anna Ascani e Paolo Coppola, il Governo ha ricevuto dal Parlamento il mandato di scrivere entro sei mesiun decreto per una nuova legge sulla libertà di accesso all’informazione.

Annunciata come il Freedom of infomation act (Foia) italiano la nuova legge dovrebbe facilitare l’accesso, da parte dei cittadini ai documenti, alle informazionie ai dati in mano alle Pubbliche Amministrazioni.

Si tratta di una misura essenziale che la maggioranza delle democrazie avanzate possiede già da anni e che garantisce un’amministrazione più trasparente, un miglior contrasto della corruzione e un’economia più competitiva.

Nella conferenza stampa organizzata da Foia4Italy lo scorso 29 Ottobre, l’On. Anna Ascani, firmataria anche della proposta di legge 3042 sul diritto di accesso ispirata al testo di Foia4Italye oggetto di tre review internazionali, ha confermato che il decreto è in fase di scrittura e che entro la fine dell’anno l’Italia avrà un Freedom of Information Act. Tuttavia, l’efficacia del provvedimento dipenderà enormemente dal suo contenuto del quale,a 100 giorni dalla scadenza del mandato governativo, non si conosce alcun dettaglio.

Riunendo le principali personalità attive nella promozione, nella stesura e nell’applicazione del Foia italiano, l’incontro organizzato dall’Istituto Bruno Leoni sarà, dunque, un’importante occasione per dibattere su temi fondamentali quali l’impatto dell’accesso universale sull’economia italiana, il bilanciamento con l’obiettivo di un’amministrazione snella ed efficiente, l’integrazione alle azioni di lotta alla corruzione.

 

Scarica comunicato stampa

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  • Written by Claudio Cesarano

Perché serve una consultazione pubblica sul FOIA italiano

Il Governo annuncia un FOIA entro l’anno ma non fornisce alcun dettaglio su come sarà. Intanto le analisi internazionali sull’unica proposta di legge avvertono: necessarie drastiche modifiche per avere un vero diritto di accesso.

Video conferenza stampa: http://webtv.camera.it/archivio?id=8548&position=0

Il primo Freedom of Information Act italiano diventerà legge entro l’anno. Lo ha confermato ieri l’On. Anna Ascani (PD) durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. Questa nuova legge sulla libertà di accesso all’informazione, già presente in più di 100 paesi e universalmente riconosciuto come cardine della trasparenza e dell’Open governement, è anche oggetto di una petizione su Change.orgfirmata da più di 41mila italiani.

Ad oggi l’unico testo depositato dalla maggioranza alla Camera è la proposta di legge 3042 a firma di Anna Ascani (PD) dello scorso 15 aprile che, insieme all’On. Paolo Coppola (PD) ha anche inserito la delega (Art.7 comma 1 lett H) al Governo al Foia nella riforma dell’Amministrazione Pubblica varata lo scorso agosto.

La delega dà tempo al Governo fino al 28 febbraio 2016 per promulgare il Foia con un decreto legislativo. Il testo proposto solleva però non poche preoccupazioni all’interno di Foia4Italy, l’iniziativa che raggruppa 32 organizzazioni della società civile che, lo scorso febbraio, ne aveva presentato la prima bozza all’Intergruppo innovazione.

A 120 giorni dalla scadenza della delega per promulgare la legge, Foia4Italy chiede che il governo recepisca le raccomandazioni degli esperti internazionali presentate ieri alla Camera e renda trasparente l’iter legislativo aprendo una consultazione pubblica ufficiale sull’attuale testo del Foia.

Le valutazionisul testo della 3042 richieste da Foia4Italy sono firmate da tre dei massimi esperti della trasparenza e del diritto di accesso: Toby Mendel del Centre for Law and Democracy, Helen Darbishire di Access Info Europe e Ben Worthy del Birbeck College dell’Università di Londra.

Al netto delle carenze, la proposta è un passo in avanti importante per introdurre un reale diritto di accesso in Italia” sottolinea Worthy, esperto in diritto di accesso della University of London. “L’Italia si sta muovendo” riconosce Mendel, “ma c’è bisogno di un approccio più ambizioso”. “Le intenzioni sono buone” gli fa eco Darbishire, “ma il testo è ancora limitato da una mentalità amministrativa molto italiana”.

Gli esperti promuovono le intenzioni innovative del testo, ma non fanno sconti: troppe eccezioni, un ambito di applicazione da espandere e mancanza di misure di assistenza dei cittadini e di promozione del diritto di accesso sono i punti dolenti.

Per quanto riguarda l’ambito di applicazione, i tre lo denunciano come ancora troppo ristretto perché, per esempio, concede l’accesso solo ai cittadini italiani maggiorenni, non comprende l’attività amministrativa di Parlamento, il ramo giudiziario, gli organi di polizia e gli enti privati finanziati dallo Stato.

L’emendamento alla riforma della PA che ho presentato insieme all’On. Coppola già estende a ‘chiunque’ la facoltà di chiedere accesso” risponde Ascani sul primo punto.

Un altro punto dolente sono le eccezioni troppo ampie e formulate in maniera vaga che lascerebbero un’eccessiva discrezione per argomentare rifiuti alla trasparenza. Il diritto di accesso dovrebbe, sottolineano gli esperti, essere la regola e non una concessione ad-hoc.

Un esempio è la lettera d dell’art. del testo depositato alla Camera che esclude dall’accesso le informazioniche riguardino “la riservatezza di persone giuridiche, gruppi, imprese (…) con particolare riferimento agli interessi (…) finanziario, industriale e commerciale di cui siano in concreto titolari. Insomma, buona fortuna ai giornalisti e ai cittadini che volessero usare il Foia per sapere qualcosa su, per esempio, un’azienda partecipata.

Il faro guida del provvedimento dovrebbe, secondo i tre esperti, essere la tutela dell’interesse pubblico e le eccezioni intese come misure molto ben definite. In questo senso sarebbe auspicabile che il testo che dovrebbe essere presentato al Consiglio dei Ministri nelle prossime settimane, non prevedesse macchinosi rimandi ad altre norme ma, come nella normativa anglosassone, fosse un testo autosufficiente che prevalga su tutte.

So bene che la parte più importante di un Foia sono proprio le eccezioni al diritto di accesso” osserva Ascani, “e si sta lavorando per avere tutele più definite rispetto alla proposta presentata lo scorso aprile”.

Il terzo punto è la necessità di prevedere sanzioni che impongano alle amministrazioni di assistere i cittadini che chiedono di accedere agli atti (oggi appena il 35% si degna di rispondere entro i 30 giorni previsti per legge). A questa misura dovrebbero accompagnarsi anche provvedimenti per promuovere l’uso del Foia come già previsto in molti di altri Paesi.

Nei rating internazionali sul diritto di accesso, l’Italia occupa oggi una delle dieci posizioni peggiori al mondo (97esima su 102, dietro a Giordania e Tajikistan). Le prime analisi richieste da Foia4Italy mostrano che l’approvazione di un testo come quello attualmente depositato alla Camera migliorerebbe il suo punteggio di appena il 13% (da 65 a 85 punti).

Foia4Italy chiede perciò al Governo che il testo del decreto legislativo punti a posizionare l’Italia almeno tra i primi 50 paesi della scalaRTI  si rende disponibile per contribuire a questo miglioramento con le competenze dei suoi esperti e promuovendo una consultazione pubblica.

Mancano 120 giorni alla scadenza della delega per il Foia e sarebbe un peccato sprecare un’occasione così importante per dare più democrazia e trasparenza all’Italia.

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  • Written by Claudio Cesarano